Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha ordinato la liberazione di 250 prigionieri politici, segnando il più grande rilascio singolo di questo tipo fino ad oggi. Questo sviluppo, deriva da negoziati diretti con gli Stati Uniti e comporta un parziale allentamento delle sanzioni americane contro la Bielorussia.
La mossa riflette i continui sforzi di Lukashenko per normalizzare le relazioni con Washington dopo anni di isolamento internazionale dovuto alle preoccupazioni sui diritti umani e al suo allineamento con la Russia.
Le liberazioni sono seguite a un incontro a Minsk tra Lukashenko e John Coale, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la Bielorussia. Coale ha descritto l’evento come una “tappa umanitaria significativa”, attribuendolo all’impegno di Trump “per una diplomazia diretta e senza compromessi”.
Tra i liberati figurano personalità di rilievo della comunità per i diritti umani e dell’opposizione, tra cui Marfa Rabkova, coordinatrice della rete di volontari Viasna. Rabkova era stata condannata a quasi 15 anni con accuse di estremismo, che lei e i suoi sostenitori hanno respinto come politicamente motivate; secondo alcune fonti, avrebbe sofferto gravi problemi di salute durante la detenzione.
Altri rilasci di rilievo includono l’attivista per i diritti Valiantsin Stefanovic, condannato a nove anni per presunto finanziamento di violazioni dell’ordine pubblico; la giornalista Katsiaryna Bakhvalava – nota anche come Andreyeva – condannata per tradimento e reati contro l’ordine pubblico mentre copriva le proteste del 2020; il blogger dell’opposizione Eduard Palchys, condannato a 13 anni per il suo ruolo nelle manifestazioni; l’attivista Nasta Loika, incarcerata per sette anni con accuse legate al suo lavoro con Human Constanta.
Quindici dei rilasciati sono stati trasferiti nella vicina Lituania, mentre la maggioranza è rimasta in Bielorussia. Questo schema richiama precedenti liberazioni, in cui molti detenuti scarcerati sono stati costretti a lasciare il Paese senza passaporti o documentazione adeguata, complicando la loro vita in esilio. Il consigliere dell’opposizione Dzianis Kuchynski ha criticato queste condizioni definendole una deliberata “presa in giro” da parte delle autorità bielorusse.
La leader dell’opposizione in esilio Sviatlana Tsikhanouskaya ha accolto la notizia come “un momento di grande sollievo e speranza”, ringraziando Trump e Coale per i loro sforzi, ma sottolineando che centinaia di persone restano detenute. “Il nostro obiettivo rimane invariato – liberarli tutti e porre fine definitivamente alla repressione”, ha dichiarato, evidenziando le riunioni familiari dopo anni di separazione.
Contesto della repressione e disgelo diplomatico
Lukashenko, al potere in Bielorussia dal 1994, ha affrontato sfide interne senza precedenti dopo le controverse elezioni presidenziali del 2020. Proteste diffuse sono scoppiate a seguito di accuse di brogli, portando decine di migliaia di persone in piazza – le più grandi manifestazioni dall’indipendenza del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991.
Le autorità hanno risposto con una dura repressione, arrestando decine di migliaia di persone, molte delle quali hanno denunciato brutalità da parte della polizia. Le principali figure dell’opposizione sono fuggite all’estero o sono state incarcerate, contribuendo alla definizione della Bielorussia come un centro di controllo autoritario in Europa.
I Paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, hanno imposto ampie sanzioni in risposta alla repressione e al sostegno della Bielorussia all’invasione russa dell’Ucraina del 2022, anche consentendo l’uso del proprio territorio per operazioni militari, pur senza dispiegare truppe bielorusse. Lukashenko, stretto alleato di Vladimir Putin, è stato a lungo considerato un paria in Occidente a causa di queste azioni e delle continue violazioni dei diritti umani. Prima di questo ultimo accordo, il gruppo per i diritti umani Viasna stimava che oltre 1.100 prigionieri politici fossero ancora detenuti.
L’attuale impegno diplomatico si basa su progressi precedenti. Precedenti cicli di negoziati con Coale avevano portato alla liberazione di decine di detenuti nel settembre 2025 e di 123 a dicembre, tra cui il premio Nobel per la pace Ales Bialiatski, i politici dell’opposizione Maria Kalesnikava e Viktar Babaryka, e Siarhei Tsikhanouski. In cambio, gli Stati Uniti avevano allentato le sanzioni sul cruciale settore del potassio bielorusso, una fonte fondamentale di entrate da esportazione per il Paese senza sbocco sul mare di circa 9,5 milioni di abitanti, confinante con Russia, Ucraina e tre membri della NATO.
Allentamento delle sanzioni e prospettive future
Dopo le ultime liberazioni, gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni su due banche statali bielorusse – Belinvestbank e la Development Bank – oltre che sul ministero delle Finanze. Ulteriori misure hanno riguardato la rimozione delle restanti restrizioni su importanti produttori di potassio come Belaruskali e la Belarusian Potash Company.
I funzionari statunitensi hanno sottolineato che queste concessioni non devono consentire l’elusione delle sanzioni né un ulteriore sostegno agli sforzi bellici della Russia in Ucraina. Coale ha espresso ottimismo sul fatto che tutti i prigionieri politici possano essere liberati entro la fine dell’anno, il che potrebbe portare alla completa revoca delle sanzioni imposte dopo le proteste del 2020. Ha inoltre osservato che a Lukashenko è stato chiesto di fermare ulteriori arresti di figure politiche, esprimendo la speranza che il messaggio sia stato recepito.
Sono emerse speculazioni su una possibile futura visita di Lukashenko negli Stati Uniti, che rappresenterebbe un cambiamento drastico per il leader spesso definito “l’ultimo dittatore d’Europa”. Un simile viaggio potrebbe segnalare una normalizzazione più profonda, sostenuta dall’interesse di Washington a sfruttare la vicinanza di Lukashenko a Putin nel contesto degli sforzi per risolvere il conflitto in corso in Ucraina. Coale ha sottolineato il presunto ruolo consultivo di Lukashenko in tali discussioni.
Sebbene le liberazioni offrano un sollievo concreto a centinaia di persone e alle loro famiglie, i critici avvertono che fanno parte di una strategia transazionale piuttosto che di una riforma genuina.
Le voci dell’opposizione insistono sul fatto che un vero cambiamento richiede la fine completa della repressione e la garanzia della libera espressione politica all’interno della Bielorussia. Mentre i negoziati proseguono, l’equilibrio tra progressi umanitari e manovre geopolitiche resta delicato, con il destino dei prigionieri ancora detenuti che rimane incerto.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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